giovedì , 22 agosto 2019
Home / Articoli / AUTISMO: QUALI SPERANZE?

AUTISMO: QUALI SPERANZE?

Un frastuono interno che confonde

Un rumore di fondo continuo, simile all’effetto di mille televisori che trasmettono contenuti diversi accavallandosi tra loro. Un bambino autistico è immerso costantemente in questa condizione di frastuono interno. Chi potrà aiutare lui e la sua famiglia? Clicca per l’elenco dei centri specialistici in Campania.

Abbattere il muro del silenzio

«Spesso per le famiglie l’autismo è vissuto come un tabù accompagnato da un senso di frustrazione e inadeguatezza. Invece è necessario abbattere il muro del silenzio affinché, attraverso la consapevolezza, si possano trovare insieme strategie per l’inclusione sociale delle persone affette da questa sindrome». È l’appello di Costantina Della Sala, responsabile del Cif di Aiello del Sabato che proprio in questi giorni ha organizzato un interessante convegno dal titolo Autismo tra stereotipi, diagnosi, trattamento, vita familiare e sociale. «Nella nostra valle del Sabato i dati sono allarmanti e dicono di un fenomeno in crescita. Ad Avellino il consultorio familiare del Cif può offrire, anche grazie al ruolo del consulente familiare, un valido contributo nel percorso di accompagnamento delle famiglie che vivono, spesso con rabbia, questo disagio» – continua Della Sala.

Come è emerso unanimemente dal convegno, la precocità della diagnosi e degli interventi consente di strutturare in maniera maggiormente efficace un appoggio educazionale funzionale, più che alla cura (che non c’è, purtroppo!), alla vita di relazione. Il pediatra è la prima figura di riferimento nella diagnosi, se in grado di cogliere quei segni di disagio soprattutto comportamentale che lo indurranno a indirizzare eventualmente il piccolo paziente verso il neuropsichiatra infantile o lo psicologo infantile.

Le mamme ‘frigorifero’

«Appartengo alla generazione delle mamme definite ‘frigorifero’, alle quali veniva addossata la responsabilità dell’autismo del proprio figlio» – racconta Elisa Spagnuolo, Presidente AIPA (Associazione Irpina Pianeta Autismo) – «Solo che, nel mio caso, dopo 12 anni di psicoanalisi sia a me che a mia figlia, ci siamo sentiti dire: “Scusate! Abbiamo sbagliato, l’autismo è un disturbo nucleare cerebrale con basi biologiche e la mamma non c’entra niente». Oggi esistono percorsi validati dalla comunità scientifica e dal Ministero della Salute, c’è chi ti mette nero su bianco, oltre alla diagnosi, un progetto terapeutico adeguato all’autismo di tuo figlio. Per arrivare a questo tante associazioni di familiari come la nostra si sono costituite in Italia e tante sono state le battaglie affrontate».

Il futuro per l’adulto autistico

Eppure, finita l’infanzia, per la società la persona autistica sembra scomparire e il peso dell’assistenza ricade unicamente sui familiari. Cosa fare per consentire a queste persone di esprimere la propria umanità e accompagnarle lungo l’arco della loro vita? Leggi il contributo-testimonianza di Elisa Spagnuolo cliccando su tinyurl.com/yasao3z6