giovedì , 22 agosto 2019
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USCIRE DAL TUNNEL

Protezione, un diritto per le donne maltrattate

Hanno il diritto di essere soccorse subito e ascoltate in un ambiente riservato. E di essere accompagnate al sicuro. Per le donne vittime di violenza è stato varato quest’anno un nuovo percorso ospedaliero (per saperne di più, clicca qui) allo scopo di garantire un intervento immediato di cura, accoglienza e protezione.

La violenza in famiglia

Un provvedimento importante. Ma quanta strada c’è ancora fare per arginare una piaga sociale che dall’inizio dell’anno ha registrato una vittima ogni 60 ore? “Purtroppo il piano strategico nazionale 2017–2020, che rappresenta il primo vero intervento strutturale non è ancora operativo” – dice Maria Pia Perisano, responsabile dello Sportello Antiviolenza del Cif (Centro Italiano Femminile) presso la Caritas di Salerno. “E nonostante la maggiore informazione, il fenomeno della violenza è sottovalutato. Prima dell’atto estremo del femminicidio, esistono forme intermedie di violenza, consumate magari davanti ai figli, che anche in sede giudiziaria sono ridotte a semplici conseguenze di una crisi coniugale. È frequente il paradosso che la vittima si senta in colpa e pensi di mettere in pericolo il nucleo familiare se denuncia. Ma proprio quel modello educativo distorto renderà potenzialmente i figli dei bulli o delle vittime. Si teme inoltre di non essere credute, anche in famiglia, perché gli uomini violenti si nascondono dietro una maschera di rispettabilità. Il loro primo obiettivo è isolare la donna”.

Lo sportello Antiviolenza  del CIF

Lo Sportello è collegato al numero antiviolenza 1522 e risponde al numero 3295956144. L’ utente può chiamare e viene richiamata per garantire la gratuità della telefonata. Dopo il primo contatto telefonico, si invita la donna a denunciare e a non ritornare tra le mura domestiche fino alla messa in sicurezza in una struttura protetta. Le forze dell’ordine, tra l’altro, hanno l’obbligo di non rimandare a casa la vittima che denuncia. “Purtroppo a volte accade che a causa della carenza dei fondi, i Comuni non possano pagare la retta per le donne e i loro figli nella casa-rifugio.  Ciò rallenta l’iter, ma ce la si può fare. Abbiamo avuto molti casi in cui le donne e i loro figli hanno completato felicemente il percorso di fuoriuscita dalla violenza” – ricorda Maria Pia Perisano. E gli uomini? “A Oslo sono nate le prime linee guida per il recupero e la rieducazione di questi soggetti. Ad esse si ispira un apposito sportello, con cui collabora il Cif, attivo presso l’Asl di Pontecagnano e gestito dall’associazione A voce alta”.

Esci dal silenzio

Se subisci violenza, esci dal silenzio. C’è sempre una via d’uscita, per te e per i tuoi figli. Forse anche per chi ti fa del male. E se vai in ospedale, ricorda che è un tuo diritto esigere protezione e non ritornare a casa. Anche se ti ha accompagnato “lui”. Per saperne di più, clicca su https://bit.ly/2pQCs3v